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Ma torniamo a noi…

Nel chiacchiericcio quotidiano, molte persone si trovano a consigliare o sconsigliare determinate legature o supporti sulla base di una loro esperienza personale, magari perchè un professionista che le ha seguite per qualche motivo aveva dato loro una precisa indicazione.

Ed ecco qui il punto focale! L’indicazione era stata data a loro, in una precisa situazione!

Bisogna collocare le regole nel giusto contesto senza generalizzazioni, più dannose che utili.

Invece quello che generalmente succede è che magicamente la tal indicazione, data alla tal persona, in quel dato momento, sulla base di un’attenta anamnesi, diventi poi la regola per tutti.

C’è poi anche il discorso, un po’ più complesso, delle regole dettate dalle diverse scuole.

Solo in Europa esistono decine di scuole, tutte certamente molto qualificate. Ognuna però, in genere, porta avanti le sue teorie sulla base del proprio “credo” ed esperienze. Non esiste una linea comune o studi standardizzati, validi per tutte.

Ci sono scuole che indicano la tal legatura da subito, altre dopo, altre ancora non la consigliano proprio. Chi ha ragione?! Come districarsi?!

Credo che il fatto che alcune scuole si concentrino molto su determinate tecniche e abbiano determinati punti di vista che possono differire tra loro, diventi un limite se non si va un pochino oltre e non si riconosce l’enorme bisogno di andare a sostenere il maggior numero di famiglie possibili, anche attraverso il babywearing.

In fondo lavoriamo tutti per il benessere della famiglia e siamo tutte d’accordo su quanto il babywearing sia meraviglioso (e questo è quello che questa settimana europea del portare ci ha ricordato!).

Dovremmo trovare maggiori occasioni di scambio e connessione!

Detto ciò, però, quando una consulente dà un’indicazione, non è detto che quella indicazione possa o debba andare bene per tutti i casi che apparentemente sembrano simili.

Torno a ripetere che secondo me sia fondamentale partire dall’osservazione, come strumento di conoscenza indispensabile, per poi fare le nostre valutazioni e proposte.

L’esperienza porta sicuramente ad avere maggiore consapevolezza dei comportamenti, degli atteggiamenti e a mettere in discussione anche le nostre convinzioni pregresse.

Credo che in Italia ci sia un grosso problema anche di tipo socio- culturale.

Il babywearing è una modalità ancora poco conosciuta, per non parlare poi della figura della consulente.

Piano piano si sta facendo un grande lavoro di informazione, mentre all’estero c’è già una maggiore consapevolezza che fa tendere le persone a riferirsi alla figura della consulente fin da subito, per tutto il percorso. C’è sicuramente un altro tipo di valenza, di riconoscimento e di affiancamento.

Quello che succede qui è che spesso non solo il babywearing venga ancora visto come una “moda”, ma sono ancora poche le persone che scelgono di essere accompagnate all’interno di un percorso da un professionista e preferiscono il fai da te.

Certamente in un contesto sociale e culturale come questo, avere delle regole fisse diventa una sicurezza in più per tutti.

Per gli operatori risulta sicuramente più semplice dire “no” alla tal legatura a priori, piuttosto che rischiare che venga fatta male e con un fai da te sbagliato, anche se i genitori finiscono così ad essere incasellati (o auto incasellarsi) tra schemi e regole.

Io stessa ho sperimentato in formazione alcune legature che mai mi sognerei di trasmettere ad una mamma o a un papà, senza prima avere la garanzia di un follow up con loro.

Molto spesso però queste regole finiscono per creare confusione e dissapori o peggio ancora portano ad abbandonare l’idea di poter usare un dato supporto o legatura perchè sconsigliato aprioristicamente, non si sa bene su quali basi.

In realtà, ho proprio imparato dall’approccio di Rosie, che la maggior parte dei supporti portabebè, se indossata o riadattata correttamente, può potenzialmente andare bene per tutti (ripeto onde evitare fraintendimenti: se indossata correttamente o riadattata con i dovuti accorgimenti)!

Ciò che conta è saper valutare che la postura sia corretta e che il bambino venga portato in sicurezza!

In realtà tutte le legature possono essere potenzialmente dannose se fatte male! Non basta dare delle indicazioni generalizzate! 

Non esiste un solo modo per fare le cose! Si può fare la differenza mettendo in atto degli aggiustamenti per migliorare la postura o la posizione.

Per esempio spesso i marsupi vengono categoricamente vietati prima dei 6 mesi, consigliando la fascia in modo esclusivo… ma succede che poi in giro poi si vedono delle legature terribili, con bambini storti o completamente insaccati, quando negli ultimi mesi numerose aziende hanno sviluppato una serie di supporti semi strutturati e strutturati fantastici, adattabili anche su bimbi ben più piccoli!

Occorre a mio avviso un cambio di direzione, con una presa in carico davvero responsabile e attenta di chi abbiamo di fronte (sia nello scambio alla pari tra genitori, sia tra professionisti, sia operatore /genitore). Occorre la capacità di saper uscire dalle regole dogmatiche, occorrono un pensiero critico e un atteggiamento responsabile.

Per fare questo però è indispensabile essere consapevoli in primis di noi stessi e delle nostre competenze e capacità, senza smettere mai di metterci in discussione.

Quindi quali regole?

Le regole che devono essere imprescindibili nel babywearing riguardano essenzialmente due cose: la sicurezza (safety) e il comfort!

Innanzitutto non bisognerebbe mai parlare solo di mesi o di kg… ma di com’è quel bambino nella sua completezza: come lo osserviamo, quanto è lungo, quanto pesa, quanto è tonico, cosa fa…senza dimenticarsi anche del portatore, naturalmente! 😉

Non basta sapere che il bambino verrà portato a tot mesi nel tal supporto o legatura. Bisogna concentrarsi soprattutto su com’è quel bambino e come viene portato.

Guardare, ascoltare, essere consapevoli di cosa si sta parlando nel dare delle indicazioni. Bisogna cercare di aprire un po’ lo sguardo oltre le “nostre” regole.

Ogni neonato è diverso. Ogni genitore è diverso. Ogni diade e triade è diversa.

Dobbiamo partire da qui.

Un neonato è diverso da un bambino di due anni. Ha caratteristiche anatomiche, fisiche e psico-motorie diverse. Non si possono usare le stesse indicazioni per tutti indistintamente!

Ho visto genitori preoccupati di dover a tutti costi sostituire il loro marsupio ergonomico con estrema urgenza, col terrore di fare un danno al bambino, perchè il supporto non arrivava più perfettamente ai cavi poplitei, quando il bambino era già grande e ormai completamente formato nelle anche!

L’unica regola valida per gli operatori del babywearing dovrebbe essere la valutazione della diade/triade e del contesto.

Le vere regole per i genitori dovrebbero essere, invece, quelle sulla sicurezza e sul comfort. 

Noi consulenti dobbiamo insegnare come monitorare questi aspetti, non solo come e quando poter fare la tal legatura dal punto di vista tecnico.

Le vere regole dovrebbero sostenere l’importanza di restare in ascolto, in connessione e in relazione: sia per noi operatori con i genitori, sia per i genitori con il loro bambino!

Il portatore deve saper verificare se il bimbo respira e ha le vie aeree libere. Deve essere in grado di portarlo in modo sicuro, eventualmente riadattando tempestivamente la legatura, senza che il bimbo si insacchi e vada a comprimere la gabbia toracica o la sua testina ricada sul petto, provocando potenziali problemi respiratori.

Deve essere in grado di verificare i cambi di temperatura, l’idratazione, lo stato fisico del bambino. Deve saper monitorare che stia bene.

Queste sono le regole importanti!

Dobbiamo invitare i genitori a rimanere vigili, reattivi, in ascolto delle proprie sensazioni e connessi sull’esperienza che stanno vivendo insieme al loro bambino e che anche il loro bambino sta vivendo insieme a loro.

Più si porta in modo consapevole, più si impara a interagire e a riconoscere i segnali che il bambino dà.

È importante ricordare che ogni bambino e ogni genitore ha esigenze diverse.

I divieti assoluti, senza valutare le situazioni caso per caso non hanno alcun senso.

Il nostro approccio di operatori, il nostro modo di esprimerci e di porci possono influenzare gli altri e le persone in modo significativo, sia in positivo che in negativo.

Il babywearing è sicuramente un tema nuovo, con ricerche nascenti e interesse sempre più crescenti: c’è ancora così tanto da lavorare per creare una cultura del portare!

“Portare unisce”. Possiamo fare la differenza!

😉

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