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Hai deciso di provarci, ma pur applicando tutte le precauzioni, i giusti accorgimenti, i passaggi alla perfezione, lavorando in modo analitico sulla posizione, c’è comunque qualcosa che non va.

Il babywearing è un viaggio da fare insieme. Tu e il tuo bambino.

Quanto sei disposto a negoziare, ad esplorare la parte più profonda di te stesso?

Non sei tu a fare per forza qualcosa di sbagliato (lo metti storto, non tiri abbastanza). Non è questa o quella procedura a portare la soluzione al problema.

Cosa si attiva in te quando tieni il tuo bambino così vicino? Quale sensazione ti arriva da dentro?

A volte è determinante cercare di fare un passo indietro e ripartire da qui. Esplorare le proprie sensazioni e i vissuti.

Forse tu non lo sai, ma il tuo “bambino interiore” sta cercando di comunicarti qualcosa e tenere il tuo “bambino reale” tra le tue braccia va inevitabilmente a contattare quella parte di te. Prova a cercarla e a parlarle dolcemente.

Se ti fermi ti accorgi che laddove pensavi di alleviare la tensione (il pianto del tuo bambino) la stai invece alimentando con un’altra tensione (la tua).

Ci sono cose che forse tu nemmeno ricordi, ma la tua memoria cellulare sì. Sono i vissuti di te bambino e ancor prima ci sono quelli dei tuoi genitori, sono modelli e schemi che in qualche modo sono diventati parte di te, di noi, in seguito ai diversi eventi della vita. Non deve essere successo per forza qualcosa di estremamente traumatico per attivare queste dinamiche. Molti di noi sono cresciuti semplicemente nell’epoca della cultura del distacco, della promozione dell’autonomia precoce, dell’autoconsolazione, della totale (o quasi) assenza di contatto.

Tutto questo rimane inevitabilmente in modo permanente come memoria emotiva, che ognuno rielabora poi in base al proprio vissuto e alle esperienze della vita.

Le memorie del dolore (e ripeto, non mi riferisco a eventi per forza estremamente gravi) sono purtroppo individuali e transgenerazionali, ovvero si trasmettono anche alle generazioni future.

Il corpo e le emozioni parlano e il tuo bambino è così sensibile da riuscire ad ascoltarli. Il pianto a volte può essere proprio scatenato da questo dialogo interno che si crea.

Prenditi cura di te per poter meglio accogliere il tuo bambino. Se te lo permetti, troverai un nuovo equilibrio tra corpo, mente e cuore.

Hai la grande possibilità di sciogliere questi nodi.

Quando lo guardi, lo abbracci, lo accarezzi, metti in circolo nuove memorie permanenti legate alle emozioni che costituiscono benessere. Vai per gradi, piano piano.

Bastano 30 secondi di abbracci per attivare la produzione di ossitocina, l’ormone dell’amore. Tutto ciò produce una nuova consapevolezza e attiva apprendimenti che portano al benessere.

Alba Marcoli ne “La rabbia delle mamme” afferma: ogni bambino è, non dimentichiamo, l’intreccio di tre storie: la sua, quella di sua madre e quella di suo padre. Non si può assolutamente cercare di capire quello che succede nel mondo interno del bambino se non si conoscono le altre due. Lo stesso vale per i genitori quando erano piccoli. A volte dei segreti dolorosi delle modalità aggressive vengono trasmessi da una generazione all’altra senza averne la consapevolezza e perpetuando così una sofferenza fatta di tanti anelli. Riuscire a spezzarne uno, anche se non definitivamente è sempre un passo importante.

Lascia lavorare il respiro, non rifiutare la sensazione che arriva.

Fai un passo indietro. Poi, quando te la senti, riprendi da capo.

Qualcosa di inaspettato accade da sé, se hai la pazienza di lasciarlo accadere, se hai la fiducia di lasciarti guidare, se hai la forza di andare un attimo oltre.

Un passo alla volta.

Inizialmente può essere questione di una manciata di secondi, in cui sentire il tuo corpo e quello del tuo bambino diventare un tutt’uno. Non pensare alla fascia. La fascia è solo uno strumento. Pensa a voi. Pensa a te.

Questi secondi diventeranno minuti, poi ore. Respira senza fretta.

La magia può accadere. La fascia può essere quel filo che crea il legame tra te e il tuo passato. Tra te e il tuo presente. Tra te e il tuo bambino.

La fascia può sciogliere nodi e crearne di nuovi.

…e se poi proprio non dovesse funzionare, non fartene una colpa.

Ricordati che tutti possiamo accogliere un bambino tra le nostre braccia. Tutti abbiamo questa opportunità, anche chi decide di non praticare il babywearing! <3

 


NB:

Diventare genitori porta inevitabilmente a scoprire parti nascoste di ognuno di noi. Il babywearing può essere un’occasione per entrare in contatto con se stessi e uno stimolo per intraprendere nuove strade per mettersi in gioco e guardarsi dentro, ma non sostituisce certo un percorso terapeutico!

Se abiti in provincia di Como, puoi trovare uno spazio di accoglienza e ascolto presso Nascere Bene Vivere Meglio e il valido supporto di Valentina Liuzzi, in provincia di Varese puoi contattare Cristina Rigamonti.

Per approfondire:

  • Alba Marcoli – “Il bambino nascosto” e “La rabbia delle mamme” 
  • Daniela Lucangeli – “Cortocircuti emozionali” –   https://www.youtube.com/watch?v=QuC52IoTczY
  • Daniel N. Stern, Nadia Bruschweiler-Stern – “Nascita di una madre” 
  • Donald Winnicott – “Sviluppo affettivo e ambiente”

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