Ti avevano detto che la fascia portabebè sarebbe stata la soluzione per avere le mani libere.

Ti avevano detto che portare il tuo neonato a contatto sarebbe stato così bello.

Ti avevano detto che portare i bimbi riduce notevolmente il pianto…

E invece quando hai provato a mettere il tuo bambino, senza nemmeno arrivare ad aprire i lembi della fascia e a sistemare la legatura, lui è scoppiato in un pianto disperato!

Ebbene, posso dirti innanzitutto che questa situazione è piuttosto comune e che i bambini piangono spesso quando si prova per la prima volta a metterli nella fascia.

Ma andiamo per gradi.

Partiamo dal presupposto che ogni bambino è diverso, ogni mamma e ogni papà sono diversi (lo dico sempre, lo so, ma per me è davvero imprescindibile riconoscere e ricordare questo aspetto). Ognuno ha la sua storia, il suo vissuto e anche il tuo cuccioletto che sembra così piccino tra le tue braccia, ha già fatto in realtà molta strada (nella pancia, nei tuoi pensieri, addirittura prima che arrivasse lì da te).

Quando incontro le famiglie durante le consulenze, entro in punta di piedi in queste storie e in questi vissuti e no, non so risolvere tutte le situazioni!

Posto che il contatto è per il neonato un bisogno primario al pari del nutrimento del latte, forse ti sembrerà strano sentirti dire da una consulente babywearing, cioè da una persona che crede naturalmente fortemente in questa pratica, che il Portare non è per tutti e che non è nemmeno obbligatorio!

Nella relazione coi propri figli, nello sviluppo del legame di attaccamento e di una base sicura fa la differenza il nostro modo di stare con loro… non se pratichiamo o meno il babywearing!

E’ importante essere presenti, mettersi in gioco, ascoltare e ascoltarsi, cercare di rispondere ai loro bisogni e ai loro segnali, avere un approccio a contatto, ma non per forza a contatto nella fascia! Il babywearing è una delle tante modalità di maternage, ma non è la sola!

Che ne dici? Senti che puoi già tirare un respiro di sollievo?! Allora andiamo avanti.

In molti casi, dicevo, i bimbi piangono appena vengono messi nella fascia, perché si sentono manipolati e infastiditi, un po’ come quando piangono per essere vestiti, ma basta qualche attimo di pazienza e spesso la situazione si risolve da sola.

Altre volte succede invece che il genitore si agiti un po’, perché non ricorda bene i passaggi o per l’emozione della prima volta. Questa tensione che si crea, passa inevitabilmente dal corpo dell’adulto a quello del bambino.

Un suggerimento in entrambi i casi è quello di fermarsi e muoversi. Respirare, camminare, cercare di distrarsi, sostenendo il bebè e riprendendo i passaggi dopo qualche istante.

Questa prima volta non sarà la vostra esperienza del portare… a meno che non vi fermiate lì! I bambini piangono per milioni di motivi e non è così facile interpretare le loro ragioni, soprattutto i primi tempi quando ancora bisogna conoscersi.

Altre volte capita che non sia il momento migliore per provare a mettere il bimbo in fascia, perché magari ha fame o è sporco o è particolarmente accaldato o è già infastidito per altri motivi.

Provare in diverse situazioni e contesti (in vari momenti della giornata, dentro o fuori casa, con indumenti più leggeri etc) potrebbe fare la differenza in positivo.

Ci sono bebè molto sensibili che non gradiscono tessuti troppo ruvidi o pesanti, altri ancora che si sentono troppo (o troppo poco) contenuti in una certa legatura (questo dipende anche dall’epoca in cui si comincia, ma cambiare legatura o supporto può fare la differenza!), altri ancora presentano tensioni fisiche date da posture intrauterine, da posizioni assunte durante travaglio e parto o da procedure invasive a cui sono stati sottoposti (e qui può certamente aiutare un osteopata).

Altre volte ancora non sembra esserci davvero alcun motivo apparente. In questi casi forse la questione è proprio a monte!

Non avere fretta di finire velocemente la legatura nell’urgenza di farlo smettere di piangere, non vivere la legatura con aspettative o in cerca di conferme o risultati, non cercare di arrivare alla perfezione della posizione subito.

Cerca piuttosto di sentire.

Non prestare attenzione soltanto alla tecnica, ma a quel qualcosa che tocca le tue corde più profonde, a quel qualcosa che è meno dissimulabile di quanto tu possa pensare. E’ proprio questa parte che vai a toccare quando tieni il tuo bambino così vicino che a volte diventa un freno.

Ora, se pensi che il mio articolo stia diventando un post di “psicologia spicciola”, non andare avanti a leggere e inizia a tentare con le indicazioni che ti ho dato sopra. Se invece senti che comincia a risuonare in te, forse forse ci stiamo avvicinando al dunque.

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*Foto di anteprima regolarmente acquistata. Diritto d'autore qui.

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