La gravidanza è un momento determinante nella formazione dell’identità della madre. La donna è impegnata dal punto di vista corporeo nella gestazione fisica del feto, nel contempo la mente elabora la sua nuova identità e costruisce l’immagine di come potrebbe essere il suo bambino. Normalmente con il parto inizia il processo di transizione dalla madre fisica alla madre psicologica, che porterà la donna alla nuova identità di sé come madre, concludendo così il processo, solo nei mesi successivi alla nascita del bambino.

Nel caso di un parto pretermine, la nascita spezza, seppur in maniera transitoria, il naturale percorso di crescita tra madre e bambino, sia dal punto di vista fisico, sia emotivo. La madre viene spesso sottoposta a un TC, partorisce il suo bambino addormentata e al risveglio si ritrova sola, senza pancione e spesso senza bambino, ricoverato (se vivo), in un reparto diverso da dove si trova.

Se già una madre che partorisce con un parto spontaneo può sperimentare delle sensazioni ambivalenti, tra cui estraneità nei confronti del neonato, in un parto prematuro può provare stati d’animo ancora più estremi. La madre fatica ancora di più ad abbandonare il bambino immaginato, resta sospesa nell’aspettativa e non riesce a vedere il bambino reale.

L’evento nascita pretermine è traumatico la maggior parte delle volte sia per la mamma sia per il bambino, ma esistono delle tecniche, come la marsupio terapia, che possono portare notevoli benefici ad entrambi.

Si tratta di una pratica nata ufficialmente in Colombia negli anni ‘70 per supplire alla mancanza di incubatrici, che consiste nel posizionare il neonato pelle a pelle sul petto della mamma (o del papà), sotto una maglia che avvolga entrambi o all’interno di fasce portabebè.

E’ riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e considerata equivalente alle terapie classiche (incubatrice) per quanto riguarda i bambini prematuri che non presentano patologie severe.

In generale, la marsupio terapia permette alla mamma di avere un ruolo attivo, di prendersi cura del proprio bambino ed aiuta entrambi a superare il trauma della nascita pretermine, ricostruendo quel legame che è stato interrotto così bruscamente. Attraverso il contatto con la mamma, il calore della sua pelle, il battito del suo cuore, il piccolo ritrova le sensazioni della vita intrauterina. La Kangaroo Mother Care favorisce la crescita e lo sviluppo del bambino, l’allattamento al seno, la termoregolazione e contribuisce all’umanizzazione delle cure neonatali.

Si è osservato infatti che i parametri relativi alla frequenza cardiaca e respiratoria, all’ossigenazione, alla glicemia, al sonno e al comportamento sono simili o addirittura migliori nei bimbi sottoposti a canguro terapia rispetto a quelli rilevati nei neonati posti in incubatrice.

L’OMS ha dichiarato nella “ guida al Metodo Canguro” che la KMC è “un moderno metodo di cura in ogni realtà sanitaria, anche dove sono disponibili tecnologie costose e cure appropriate” e, al contempo, avendo un costo decisamente ridotto, si tratta di una pratica applicabile anche nei paesi in via di sviluppo.

Riferimenti teorici per approfondire: studi di Stern; Vigetti Finzi; KMC (Kangaroo Mother Care)

Tratto dal capitolo “La relazione con la madre. Marsupioterapia e babywearing” dal project work finale che ho realizzato per il Corso di Educatore Prenatale e Neonatale (Università degli studi di Padova, 2014).

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