Il babywearing rispetta la fisiologia del bambino, in quanto asseconda lo sviluppo del sistema osteo-articolare, in particolare garantisce il posizionamento corretto delle anche, il sostegno da ginocchio a ginocchio, la cifosi naturale della schiena e il sostegno della zona cervicale.
Numerosi studi dimostrano che il cucciolo d’uomo è adatto ad essere portato, è biologicamente predisposto e, dal punto di vista etologico, rientra nel gruppo dei portati attivi. Sono state osservate caratteristiche specifiche sia nel bambino che nella madre che inducono a pensare che il neonato si sia adattato nel tempo alla condizione di “portato” che il portare sia il comportamento biologico adeguato in risposta ai bisogni di contatto, calore e nutrimento, in un determinato stadio di sviluppo.
Il cucciolo d’uomo presenta infatti:

  • riflessi primordiali: grasping (presa), riflesso Moro (soprassalto, apertura delle braccia e ricerca di presa di fronte a stimoli improvvisi);
  • caratteristiche anatomiche: anche immature, gambine a “o” e colonna vertebrale a “c”, in cifosi, adatte ad aggrapparsi al corpo della madre;
  • caratteristiche neurologiche: cervello immaturo, che si struttura nel corso degli anni e si sviluppa in seguito a stimoli funzionali, a partire dall’emisfero destro (percezioni sensoriali, linguaggio non verbale) direttamente collegato al sistema nervoso autonomo che determina le funzioni involontarie del corpo, e, solo dopo i due anni di vita, inizia a prevalere l’emisfero sinistro, con il pensiero logico-matematico e astratto;
  • caratteristiche comportamentali: pianto in assenza del contatto e del movimento (riconosce il non-contatto, il silenzio e l’immobilità come condizioni di pericolo e di angoscia).

La madre ha una predisposizione biologica, biochimica e ormonale per garantire al neonato protezione, nutrimento e contatto. Winnicott ha definito “preoccupazione materna primaria” gli stati psicofisici della madre che la predispongono a rispondere in modo adeguato ai bisogni del bimbo nelle prime settimane. Il suo corpo dopo il parto è pronto ad accogliere il bimbo tra le braccia, nel calore del suo petto ed è predisposto a prendersene cura, anche grazie alla tempesta ormonale di ossitocina e prolattina. Il suo latte, avendo un basso contenuto di grasso e proteine, richiede un allattamento (a richiesta) frequente e una presenza costante per prendersi cura del piccolo. Il suo bacino ha una forma adatta per sostenere il corpo del bambino, che stabilizza la sua posizione attraverso la presa a pinza attorno al corpo dell’adulto.

L’habitat naturale del cucciolo d’uomo è quindi la madre.

Il babywearing è una modalità di maternage che garantisce quindi di mantenere questa vicinanza, con praticità e sicurezza.
E’ una pratica ottimale per il genitore che può sintonizzarsi con il proprio bambino e imparare così a riconoscere, ascoltare e rispondere prontamente ai suoi segnali, sentendosi competente. Il piccolo nel contempo si sente sicuro e protetto, ritrova contenimento, rumori, movimenti, calore e odori familiari e rivive le sensazioni del grembo materno.

La fascia rappresenta quindi un continuum tra vita intrauterina ed extrauterina e permette un adattamento più graduale al mondo esterno.

I bambini portati piangono di meno, hanno livelli di stress minori, si addormentano facilmente, soffrono meno di coliche rispetto a bimbi di pari età tenuti nelle carrozzine.
Il bambino riceve inoltre una stimolazione a 360 gradi e può esplorare il mondo stando in un contatto mediato, accoccolato al sicuro sul corpo della madre che fa da filtro. Non è passivo, ma può aggrapparsi, adattare la postura, appoggiarsi, interagire con l’adulto e con il mondo che lo circonda.
Il portatore ha il vantaggio di avere le mani libere, può muoversi agevolmente in ogni situazione e può dedicarsi alle faccende quotidiane o ad altri figli, pur rimanendo sempre in contatto con il piccolo.

Il babywearing può essere sperimentato anche dal papà, che ha così l’occasione di vivere le “sensazioni di pancia” che non ha potuto provare e di sentirsi una cosa sola con il proprio bimbo.

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